Immaginando di avere come destinatario un religioso, un sacerdote cattolico di madrelingua non italiana, che, arrivato in Italia, comincia a conoscere e usare, l’articolo esamina le principali differenze che intercorrono, nel lessico e nella sintassi, tra l’italiano comune e quello della liturgia della Messa. Lo fa attraverso l’analisi di alcuni campioni lessicali e di alcuni costrutti in cui la diversità di significato e di forma tra l’italiano in chiesa e quello in strada è particolarmente vistosa: una differenza quasi abituale per un nativo italiano, cresciuto tra quei due vocabolari, ma forse meno scontata per un non italofono straniero, che non sarebbe male se ne fosse avvertito.